PALAZZO SQUARCIALUPI

Complesso dei musei del Santa Maria della Scala (SIENA) 

in occasione della mostra "Periplo immaginario " di Hugo Pratt - 2005


Giulio Pellegrini

Sono nato a Montepulciano, città che ha un ruolo centrale in tutto il progetto e scenario ideale di questo strano incontro tra il metallo e l' inchiostro. Ho pensato che sarebbe stato bello aggiungere un altro elemento a questo gioco di fumetti fissati sulla carta, e così mi è venuta l’idea di prendere un personaggio di Danijel Zezelj ( El Renegado) e tirarlo fuori dalla pagina, per renderlo, allo stesso tempo, spettatore e attore di questo mio nuovo lavoro.

Il mestiere che ho conosciuto di più è il fabbro, non c’era nulla di più naturale che usare il ferro, materiale nobile e quotidiano proprio come la carta e la china da cui nascono questi disegni; il risultato è stato una sagoma di dimensioni umane,e sembrava che  si adattasse bene al disegno di Danijel Zezelj .
Gli oggetti che produco cercano di fare semplicemente questo: prendere un pezzo di materiale e traforarlo di immaginario, con un duplice omaggio a due mestieri in fondo affini, quello del fabbro e quello dell' illustratore. Non si tratta di oggetti d’arte, che ambiscono alla sacralità del museo, ma di materiali fatti per essere riprodotti, in cui la riproduzione, con la stampa da una parte, con il traforo dall’altra, serve essenzialmente a ripetere e restituire un gesto manuale. Proprio per questo mi piace giocare senza distinzioni tra fumetto cosiddetto d’autore e fumetto cosiddetto popolare, passando da Zanardi a Lupo Alberto, da Ranxerox a Diabolik, da Corto Maltese a Martin Mystere, con una galleria popolata di icone seriali, che proprio per la loro pervasività possono attingere alla dimensione del mito, che è tale grazie, e non certo nonostante, la sua quotidianità. Fabbro e fumettaro producono oggetti da consumare tutti i giorni, con una bellezza e una grazia in qualche modo ritrosa, che si mostra soltanto quando ci si ferma un istante durante il loro uso e li si guarda in modo diverso, un po’ di sguincio.
Questo rapporto con la bellezza si capisce bene quando si guarda un paesaggio, una via di un borgo medievale, un posto in cui si passa tutti i giorni e che si mostra davvero solo quando, invece di passare, ci si ferma. Questa è una lezione che ho imparato crescendo in un meraviglioso angolo di Toscana, dove la cultura del paesaggio e la passione per la bellezza di tutti i giorni è un patrimonio comune, che non va solo conservato ma continuamente rinnovato e accresciuto. Fare il fabbro a Montepulciano non significa soltanto continuare un mestiere artigiano, ma trovarsi in un posto che, per una serie di circostanze, si trova all’incrocio tra arte, musica e fumetto: significa essersi trovati nello stesso posto con gente di ogni tipo e di ogni parte di mondo, significa essere legati a un mestiere tradizionale e, al tempo stesso, spinti a farlo diventare qualcosa di nuovo.
Tutto questo, per me, significa cambiare il mio mestiere, senza lasciarlo e, anzi, dandogli un nuovo valore, sfumandone un po’ i confini, come quando il ferro viene assimilato alla china.